mercoledì 9 ottobre 2013

ALOE VERA: PROPRIETA'

L'Aloe vera è una pianta antica dalle grandi proprietà terapeutiche: depurativa, cicatrizzante e cura le infiammazioni
La storia
L' aloe è una pianta grassa originaria dell'Africa centrale, ma l'habitat in cui cresce è molto vario: comprende infatti sia il bacino del Mediterraneo, sia i Paesi orientali come l'India, le isole dell'Oceano indiano, gli Stati Uniti e il Messico fino ad arrivare in Venezuela e in Oceania.

Sotto questo nome sono elencate numerose specie (circa 250) tutte appartenenti al genere Liliaceae. L' aloe cresce spontanea sui terreni secchi e calcarei, ma si può coltivare anche nei nostri giardini, balconi e terrazzi: l'importante è ricreare un minimo di ambientazione e di terreno idoneo, che deve essere ricco di sabbia di fiume e di materiale grossolano (argilla, pomice, macinatura di roccia lavica), proprio per aumentare al massimo la permeabilità del terreno.

Anche i cinesi conoscevano l'aloe L' aloe vera è nota da millenni per le sue proprietà  medicinali ed è notevole il fatto che gli usi antichi di questa pianta siano gli stessi di oggi, in Occidente come in Oriente. Il nome dell'aloe potrebbe derivare dall'arabo alua, vale a dire amaro, oppure dall'ebraico halat, con lo stesso significato, chiara allusione al suo sapore amaro. Gli antichi egizi, secondo una tradizione che si è tramandata fino a oggi, erano soliti piantare del'aloe all'ingresso di una nuova casa, così da potersi assicurare lunga vita e felicità. Citazioni circa le virtù terapeutiche dell' aloe vera si ritrovano nei manuali medici della dinastia  Sung, datati intorno al 1276 a.C., e pare che anche Nefertiti e Cleopatra usassero la sua polpa sul viso come crema idratante per mantenere la pelle giovane. In Grecia il suo succo si mescolava alla mirra per disinfettare il cavo orale, e Cristoforo Colombo annotava nei suoi diari come l'estratto di aloe vera fosse una specie di medicina tuttofare per curare i naviganti durante le lunghe traversate oceaniche.

Le proprietà curative 'aloe vera: è caratterizzata da foglie carnose, succulente e dal margine seghettato. Dal centro della pianta si sviluppa un fiore dalla forma tubulare, con steli lunghi, dal colore prevalentemente rosso. 

Dalle foglie dell' aloe è possibile ottenere due tipi di estratti, il succo condensato e il gel, che utilizzati come sostanze terapeutiche possiedono costituenti chimici, indicazioni e interazioni farmacologiche diverse fra loro.

- Il succo condensato è ottenuto prevalentemente dai tubuli esterni, situati al di sotto dell'epidermide della foglia. Avendo proprietà lassative si utilizza contro la stipsi atonica (con feci dure). Si prende un cucchiaio di succo lontano dai pasti per periodi brevi. La stessa posologia è indicata anche per chi vuole ottenere un effetto depurativo sull'intero organismo.
L'utilizzo del succo di aloe in alcuni casi può portare effetti collaterali quali emorroidi e infiammazione intestinale.
Fra le controindicazioni vi sono: gastrite, coliti diverticoli, appendiciti, dolori addominali in genere, occlusione intestinale, gravidanza e allattamento. L'uso eccessivo e prolungato nel tempo di lassativi antrachinonici (senna, aloe, rabarbaro, frangula, cascara) può comportare numerose interazioni con farmaci o altre piante medicinali, cardiotonici (digitale, adonide, mughetto, scilla, strofanto, ecc.). Inoltre, potrebbe aumentare la tossicità di alcuni farmaci o ridurne l'assorbimento.

- Il gel fresco racchiuso nelle foglie carnose dell' aloe, se spalmato sulla pelle, cura infiammazioni, dermatiti, scottature, è un grande cicatrizzante, rende più rapida la guarigione delle ferite, ha un'azione schermante nei confronti dei raggi UV, migliora la microcircolazione e costituisce un ottimo ingrediente per la cosmesi antiage. Ecco perché infitoterapia viene utilizzato come ottimo rimedio naturale. Si utilizza applicandone un sottile strato sulle zone interessate e facendo assorbire con un lieve massaggio. Se applicato su ferite, si copre il punto leso con una garza sterile e non si massaggia.

Gli effetti collaterali sono presenti se il gel a base si aloe viene assunto per via interna: il gel non depurato dagli antrachinoni e il succo della pianta ottenuto frullando la foglia intera sono spesso responsabili di irritazioni gastroenteriche. Le controindicazioni sono le stesse del succo. Le interazioni possibili sono con chemioterapici o altri farmaci gastrolesivi.


sabato 17 agosto 2013

Moxa

 Moxa



La moxibustione è una pratica terapeutica tipica della medicina cinese e fa parte delle tecniche esterne. Si applica in abbinamento al massaggio, all'agopuntura o come tecnica singola.
Moxa è un termine inglese derivato dagli ideogrammi giapponesi Moe Kusa, che significano "bruciare" e "erba" (quindi "erba che brucia") e che si riferiscono alla pratica di una tecnica terapeutica assolutamente originale e sconosciuta in occidente fino a qualche decennio fa. Il termine moxa si riferisce alla sostanza impiegata per effettuare la moxibustione, che consiste nel riscaldamento di aree cutanee, sovrastanti punti di agopuntura o percorsi energetici, al fine di ottenere la risoluzione di un evento patologico. La moxibustione è, come le altre pratiche della medicina cinese, di antichissima origine.
Agopuntura e moxibustione della Medicina Tradizionale Cinese sono state dichiarate Patrimonio Culturale dell'Umanitàdall'UNESCO nel 2010, classificate tra i Patrimoni orali e immateriali dell'umanità.
La moxibustione avviene bruciando sopra o in vicinanza della cute della polvere di artemisia (arthemisia vulgaris) al fine di ottenere una calorificazione della cute e, di riflesso, di strutture sottostanti e interne. L'artemisia è un vegetale che cresce in tutto il pianeta e viene colto per tradizione il 21 giugno, solstizio d'estate, sia per l'uso interno (arthemisia capillarisarthemisia apiacea), sia per quello esterno (arthemisia vulgaris). Per l'uso esterno questo vegetale viene lavorato in modo tale che al termine rimanga della polvere lanugginosa da impiegare per l'effettuazione della moxibustione. Questa può essere eseguita utilizzando la semplice polvere manipolata per confezionare dei piccoli coni, oppure viene impiegata confezionata in lunghi sigari.
La moxibustione si addice al trattamento di tutte le patologie dominate dal Freddo e dall'Umidità, siano essi penetrati dall'esterno o presenti all'interno (deficit di YANG), nelle patologie croniche come la bronchite e l'asma, sia con presenza di Calore o di Freddo e nelle patologie contraddistinte da forte stasi di QI e Sangue, poiché:
  • velocizza la corrente energetica nei Meridiani
  • disperde il Freddo e l'Umidità
  • armonizza il rapporto tra QI e Sangue
  • tonifica lo YANG
  • si oppone ed espelle le energie patogene mantenendo la salute.



mercoledì 14 agosto 2013

Toccati dalle meduse? Un rimedio semplice e tutto naturale!

Toccati dalle meduse? Un rimedio semplice e tutto naturale!




Quello che serve è una piccola boccetta salvavita da 10 ml nella quale vanno mischiati 1/3 di olio essenziale di Melaleuca alternifolia (Tea Tree) a 2/3 di olio essenziale di lavanda. Puri. Si può in tasca o nella borsetta ed è utile per disinfettare ferite, ustioni, ascessi e per lenire le ustioni provocate dalle sostanze urticanti presenti negli cnidocisti delle meduse.

venerdì 9 agosto 2013

Riso Orzo e Farro: una ricetta.

Con il riso, orzo e farro in salsa di peperoni e tofu avrete un primo piatto totalmente vegetariano, sostanzioso per la presenza deltofu e molto gustoso, grazie al sapore deciso dei peperoni e al meraviglioso aroma dellozafferano.

INGREDIENTI:100g di farro, 100g di orzo perlato, 100g di riso, 1bustina di zafferano, brodo vegetale q. b., 1 scalogno, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, sale e pepe q. b., ½ peperone giallo e ½ peperone rosso, 1 panetto di tofu.


PREPARAZIONE:

3cereali_taglio_tofu_ric.jpgGrigliate i peperoni, metteteli in un sacchetto di plastica per farli sudare, poi spellateli, tagliateli a striscioline e successivamente a quadretti.
3cereali_zaff_ric.jpgMondate e tritate finemente lo scalogno, poi adagiatelo in una casseruola con 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva, fatelo appassire ed aggiungete i 3 cereali, che farete tostare qualche minuto.

Aggiungete un po’ di brodo vegetale, la bustina di zafferano, il sale e il pepe, e lasciate che i cereali terminino la cottura, badando di aggiungere qualche mestolo di brodo quando 
3cereali_peptofu_ric.jpgserve.3cereali_tofu_peperoni_ric.jpgNel frattempo tagliate il tofu a piccoli cubetti e ponetelo in una padella antiaderente con due cucchiai di olio extravergine d’oliva e i peperoni a quadretti: fateli rosolare per bene e poi aggiungete un mestolo di brodo vegetale. 

Quando la salsa si sarà un po’ ristretta, aggiungete il prezzemolo tritato, aggiustate di sale e di pepe e incorporatela con i 3 cereali, facendo saltare insieme il tutto qualche secondo: servite immediatamente guarnendo i piatti con dei ciuffi di prezzemolo.

martedì 23 luglio 2013

Grano Senatore Cappelli: La Storia

La cultivar di Frumento duro (Triticum durum) autunnale “Senatore Cappelli” è stata ottenuta dal genetista Nazareno Strampelli presso il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia mediante selezione genealogica dalla popolazione nord-africana Jenah Rhetifah, e rilasciata nel 1915.
Strampelli dedicò questa cultivar al marchese abruzzese Raffaele Cappelli, senatore del Regno d'Italia, che, negli ultimi anni dell'Ottocento, assieme al fratello Antonio, aveva avviato trasformazioni agrarie in Puglia e sostenuto lo Strampelli nella sua attività, mettendogli a disposizione campi sperimentali, laboratori ed altre risorse.
Il frumento Cappelli, nonostante fosse alto (circa 150-160 cm), tardivo e suscettibile alle ruggini ed all'allettamento, ebbe grande successo grazie alla sua larga adattabilità, alla sua rusticità ed alla eccellente qualità della sua semola. L'introduzione di questa cultivar determinò l'aumento delle rese medie da 0,9 t/ha del 1920, ottenute con le vecchie varietà locali, ossia ecotipi caratterizzati da elevata taglia, accentuata tardività, alto indice di accestimento totale, con i difetti che ne conseguono (suscettibilità all'allettamento ed allastretta), ad 1,2 t/ha alla fine degli anni '30. Nel trentennio dagli anni ’20 agli anni ’50, fino al 60% della superficie nazionale a grano duro era investita a Cappelli, che si diffuse in seguito anche in altri paesi del Mediterraneo.
Il Cappelli è ancora coltivato dopo quasi un secolo, in particolare nel meridione d'Italia (BasilicataPugliaSardegna), per la produzione di pasta di di qualità superiore e pane e pizza biologici, nicchia questa per la quale si va sviluppando un mercato interessante. Dagli inizi del secolo scorso fino agli anni '60 il Senatore Cappelli ha rappresentato la base del miglioramento genetico del frumento duro ed è infatti presente nel patrimonio genetico di quasi tutte le cultivar di grano duro oggi coltivate in Italia e di numerose altre a livello internazionale.
Le modeste densità di semina, la limitata fertilità del terreno ed il basso consumo di fertilizzanti contribuirono per lungo tempo ad alleviare il problema dell’allettamento associato all’elevata statura di questa cultivar. Dopo la II Guerra Mondiale, la possibilità di produrre concimi azotati a basso costo ha stimolato la costituzione di varietà in grado di valorizzare la somministrazione di quantità crescenti di azoto. Inoltre, l'accresciuta disponibilità degli erbicidi ha permesso di ovviare alla minore competitività delle piante basse nei confronti delle infestanti. Negli anni successivi (dal 1950 al 1960), il miglioramento genetico fu dunque orientato soprattutto alla riduzione della taglia ed all'aumento della precocità, con attenzione alle caratteristiche qualitative della granella.
Furono Capeiti 8 e Patrizio 6 a segnare l’inizio del declino del Cappelli, dopo decenni di dominio incontrastato. Queste due cultivar erano infatti più produttive, precoci (di 10-15 giorni rispetto al Cappelli) e resistenti all’allettamento, anche se con peggiori qualità molitoria e pastificatoria. In seguito, cultivar di taglia sempre più ridotta ottenute attraverso incroci interspecifici, uso della mutagenesi ed introgressione dei geni Rht sostituiranno definitivamente il Senatore Cappelli. Così, via via, si affermano l'Appulo, cultivar dei gruppi “Val” (Valgerardo, Valnova, Valselva, Valriccardo) e “Castel” (Castelporziano, Castelfusano, Casteldelmonte e Castelnuovo) e il mitico Creso, il Simeto, l'Iride, il Claudio ed altri.
L’Italia è autosufficiente in grano duro al 70%, dunque è probabile che almeno metà della pasta che consumiamo rechi tracce del DNA di quel frumento nord-africano che attraversò lo Stretto di Sicilia agli inizi del secolo scorso.



martedì 16 luglio 2013

Quinoa con ricetta

Quinoa

La quinoa (in spagnolo quínoa o quínua) (Chenopodium quinoa Willd.) è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Chenopodiaceae, come gli spinaci o la barbabietola. Per il suo buon apporto proteico costituisce l'alimento base per le popolazioni andine. Gli Inca chiamano la quinoa «chisiya mama» che in quechua vuol dire «madre di tutti i semi».
Proprietà
La quinoa è un alimento particolarmente dotato di proprietà nutritive. Contiene fibre e minerali, come fosforo, magnesio, ferro e zinco. È anche un'ottima fonte di proteine vegetali complete di tutti gl aminoacidi essenziali, e particolarmente ricca in lisina. Contiene inoltre grassi in prevalenza insaturi. La quinoa, inoltre, è particolarmente adatta per i celiaci, in quanto è totalmente priva di glutine, adatta sia agli adulti sia ai bambini.
Varietà
Esistono oltre 200 varietà di quinoa. La varietà più utilizzata è la quínoa Real con un basso tenore di saponine. Altre varietà commercializzate sono: Bear, Cherry Vanilla, Cochabamba, dave 407, Gossi, Isluga, Kaslala, Kcoito, Linares, Rainbow, Red faro, Red head (che presenta una buona adattabilità ai climi piovosi), Temuco.



Polpette di Quinoa e Cavolfiore al profumo d'oriente

Ingredienti (per 8 persone) :
Procedimento:
In un pentolino mettete 1 bicchiere di quinoa e 2 bicchieri e 1/2 di acqua. Aggiungete 1 C di olio, la cannella, i chiodi di garofano e l'anice stellato. Cuocete per15 minuti circa finché l'acqua sarà ben assorbita.
Cuocete le verdure al vapore dopodiché schiacciatele con una forchetta e mettetele all'interno di una capiente ciotola. Aggiungete il sale, la scorza grattugiata del limone, il garam masala, la farina di mais e abbondante prezzemolo. Unite la quinoa cotta dopo aver tolto le spezie messe in cottura.
Formate le vostre polpette, passatele velocemente in poca farina di mais fioretto e cuocetele in padella con un filo di olio evo. 
Servite con abbondante verdura cruda.


venerdì 12 luglio 2013

I 5 benefici dell’olio di cocco

L'olio di cocco

Conoscete l’olio di cocco? Si ottiene dalla lavorazione della polpa essiccata della noce di cocco. Normalmente è alla base di molti prodotti di cosmesi, ma si può utilizzare anche in cucina la cottura di vari piatti, vista la sua resistenza alle alte temperature, nonché per condire insalate e per preparare dolci e torte. Quello che pero’ molte persone non sanno è che l’olio di cocco offre tanti benefici per l’organismo.
Negli ultimi anni l’attenzione verso questo alimento è salita molto per le sue straordinarie e molteplici proprietà:fa dimagrirepreviene alcune malattie, è altamente energetico e fa bene per i deficit celebrali causati da malattie come l’Alzheimer.

I 5 benefici dell’olio di cocco

1) E’ un grande fonte di energia per il cervello, e fa anche perdere grasso. Infatti esso contiene un particolare tipo di grassi, i trigliceridi a catena media, che il nostro organismo lavora in maniera diversa rispetto agli altri: non sono sottoposti a un processo digestivo vero e proprio per essere assimilati, ma vengono assorbiti direttamente dal fegato, che li trasforma in chetoni. I chetoni sono sostanze che vanno a svolgere una funzione positiva sul cervello, nutrendolo e proteggendolo. Non solo, i chetoni aiutano a perdere grasso e a dimagrire, per questo l’olio di cocco è molto indicato per chi è affetto da obesità.
2) Il suo contenuto di grassi saturi preserva la salute del cervello. L’olio di cocco può prevenire le malattie che colpiscono le funzioni cerebrali come il morbo di Alzheimer, di Parkinson, la sindrome di Huntington, la SLA e la sclerosi multipla e anche il diabete di tipo I e II. La Dott.ssa Mary Newport nel 2008 ha pubblicato uno studio a proposito, che attesta il successo nel trattamento di malattie degenerative del cervello con la somministrazione di olio di cocco. La Newport dichiara che le cellule celebrali usano come fonte di energia i chetoni derivati da questo alimento, al posto del glucosio quando è scarso o non è disponibile nell’organismo. Per cui l’olio di cocco gioca un ruolo cruciale in malattie che comportano un difetto nel trasporto di glucosio in neuroni o altre cellule cerebrali.
3) Previene il colesterolo alto e quindi anche le malattie cardiovascolari. Infatti, l’olio di cocco aumenta i livelli di colesterolo buono, riducendo anche quello cattivo.
4) E’ un antitumorale naturaleuna ricerca del 2006 pubblicata sulla rivista Food Chemistry, ha rilevato che il consumo regolare di olio vergine di cocco favorisce l’azione degli antiossidanti nell’organismo, grazie alla presenza di polifenoli , il che rende questo alimento in grado di prevenire efficacemente il cancro.
5) E’ anche un antivirale, capace di combattere e prevenire le infezioni batteriche, anche da funghi, per la presenza di acido laurico (contenuto normalmente solo nel latte materno). Potenzia il sistema immunitario, favorendo la guarigione naturale dell’organismo. Inoltre, come pubblicato da un recente articolo su The Journal Poughkeepsie, può prevenire l’HIV, elimina parassiti come la tenia, attenua il reflusso gastro esofageo, regola l’intestino e previene le emorroidi. E’ infine un buon rimedio naturale per il mal di orecchie e protegge il fegato.