venerdì 31 maggio 2013

SCIROPPO DI SAMBUCO: LA RICETTA


Ingredienti (per 3 bottiglie da 75 cl circa):
6 fiori maturi di sambuco
3 limoni bio lavati bene
30 gr di acido citrico (si acquista in farmacia)
1 kg di zucchero di canna bio
1 litro d’acqua

Procedimento:
Mettete i fiori non lavati (controllate che non abbiano qualche insettino e raccoglieteli  in un luogo lontano dal traffico) in un recipiente (vedi foto sotto), aggiungeteci l’acqua, i limoni tagliati in 4, lo zucchero e l’acido citrico.
Chiudete il recipiente (se non ce l’avete usate una pentola capiente che coprirete poi con un coperchio o uno strofinaccio) e agitatelo bene per qualche secondo.
Lasciate riposare per 3 giorni in un luogo fresco mescolando almeno una volta al giorno. Se fa tanto caldo lasciate a riposo solo 2 giorni per evitare che fermenti.
Il terzo giorno prendete con le mani i fiori e i limoni e strizzateli bene. Prendete una garza, mettetela in un colino e filtrate il “succo” ottenuto. Mettetelo in una pentola capiente e portate ad ebollizione per 5 minuti. Imbottigliate e una volta raffreddato tappate. Questo sciroppo, avendo l’acido citrico, si manterrà a lungo permettendoci così di gustarlo anche d’inverno.
Se non volete usare l’acido citrico fatelo pure senza ma conservatelo in frigorifero e consumatelo velocemente.

giovedì 30 maggio 2013

Mattoni da carta riciclata in India


Nel 2009 la visita a una azienda per il riciclo della carta è stata l’ispirazione di due ricercatori di Nagpur, India. La carta impilata nella fabbrica, apparsa come un blocco solido, fece nascere l’idea di realizzare mattoni sfruttando la carta riciclata dei giornali. Il progetto, affidato nell’estate del 2009 dal professor Sachin Mandavgane ai suoi studenti, ha portato alla realizzazione di mattoni leggeri composti per il 90% da carta riciclata e per il 10% da cemento.
Gli studiosi Mandavgane, Gokhale (dell’Istituto Nazionale di Tecnologia di Nagpur – VNIT) e Bhagade (dell’Istituto della Tecnologia di Laxminarayan) ne hanno richiesto il brevetto. Inseguito insieme a Kulkarni, scienziato del Laboratorio Chimico Nazionale di Pune, sotto la guida del Dipartimento di Scienze e Tecnologia, si è dato avvio alla creazione dei mattoni di carta.
Per realizzare il progetto sono stati presi in considerazione diversi materiali: residui dei processi di produzione cartacei, mozziconi di sigarette, cenere, sedimenti derivati dalla produzione tessile, polistirolo, fibre di paglia, residui di cotone, sedimenti provenienti da un impianto di depurazione delle acque, cenere derivata dalla buccia del riso, scorie d’altoforno, gomma, polvere calcarea, segatura, residui della produzione del te, carta da macero ecc.
La composizione di carta e cemento per i mattoni deve essere miscelata in modo che risulti omogenea in uno speciale mixer, che amalgama le fibre. L’acqua nel miscelatore viene immessa con una pompa ad aria per ottenere una composizione migliore. Il composto viene poi pressato ed essiccato al sole. Il mattone ricavato può essere utilizzato per i muri interni degli edifici o per le coperture. Può essere impiegato in costruzioni temporanee, come isolante termico e acustico o essere sfruttato per costruire in aree sismiche. I ricercatori progettano di testarne effettivamente le caratteristiche applicandolo a un modello di costruzione.
L’innovativo materiale si presta a future applicazioni nel campo dell’edilizia, il mattone risulta, infatti, leggero, economico e consente l’impiego di materiale riciclato, riducendone l’impatto ambientale. Attualmente l’azienda “Recycle Paper Mills”, in India, rappresenta un attore importante nel settore del riciclo della carta. Un progetto di questo genere appare rilevante anche in vista di futuri business e nuove opportunità di lavoro per lo sviluppo economico di alcune zone più in difficoltà.

Caffè di Cicoria


Le radici di Cicoria (Cichorium intybus L.) tostate rappresentano un succedaneo del caffè estremamente valido dal punto di vista dietetico grazie alla presenza di zuccheri riducenti e di sali minerali. Il suo uso continuato, tra l’altro, ne fa un blando lassativo.
E’ stato condotto uno studio clinico allo scopo di valutare se il consumo di caffè di cicoria sia in grado di determinare benefici cardiovascolari. Il caffè di cicoria è privo di caffeina  e rappresenta  una ricca fonte di composti fenolici tra  cui l’acido caffeico che è in grado di inibire in vitro l’aggregazione piastrinica e l’attività di citochine pro infiammatorie. Sono stati reclutati 27 volontari sani che hanno assunto 300 ml di caffè di cicoria giornalmente per una settimana. Dallo studio è emerso che i componenti del caffè di cicoria, in particolare l’ acido caffeico, manifestano potenziali effetti antinfiammatori e antitrombotici (diminuzione significativa della viscosità ematica dopo una settimana di trattamento).Gli autori auspicano ulteriori ricerche. Lo studio è stato pubblicato dalla rivista Phytotherapy Research (maggio 2011).

lunedì 27 maggio 2013

Falafel Ricetta

falafel (spesso noti anche come felafel), polpettine a base di ceci o fave, nate in Egitto e molto diffuse nella tradizione culinaria mediorientale, stanno pian piano conquistando anche il mercato italiano.
Ottima alternativa vegetariana al kebab, i panini con falafel sono diventati uno street food ideale per chi vuole consumare un pasto cruelty free veloce e gustoso.
Di solito le polpette sono schiacciate e servite all’interno della pita, pane arabo molto soffice, insieme ad altri ingredienti come la salsa di sesamo, pomodori e cetrioli o altro ancora in base ai propri gusti.
Per chi ancora non li conosce e per quanti vogliano provare a realizzare in casa questa ottima pietanza, vi sveliamo la ricetta per preparare i felafel in modo davvero genuino.
Ingredienti (per 4-6 persone)
  • 500 g di ceci secchi
  • 3 o 4 spicchi di aglio
  • cipolle medie
  • 50 g di prezzemolo fresco
  • 1 cucchiaino di cumino in polvere
  • ½ cucchiaino di bicarbonato di sodio in polvere
  • sale
  • olio extravergine di oliva
Preparazione.
Innanzitutto mettete i ceci in ammollo per almeno 24-36 ore. Poi scolateli bene e frullateli insieme a cipolla, aglio e prezzemolo nel mixer fino ad ottenere un impasto morbido a cui aggiungerete poi cumino, bicarbonato e sale.
Una volta mescolato bene il tutto, l’impasto va lasciato a riposo in frigo per almeno mezza giornata.
Successivamente potete preparare la padella con l’olio per procedere alla frittura realizzando delle polpette grandi circa 5 cm con l’impasto ottenuto.
Fate friggere le polpette dopo aver riscaldato l’olio e servite con un contorno di verdure fresche o una crema a base di yogurt e cetrioli (come la salsa greca tzatziki).
Non vi resta che gustare i vostri felafel: buon appetito!

sabato 25 maggio 2013

WASABI


Wasabi


Il wasabi appartiene alla stessa famiglia del rafano, dei cavoli e della senape (Cruciferae o Brassicacee); questa pianta cresce spontanea lungo le valli fluviali ed i torrenti montani del Giappone.
Le due specie più coltivate del wasabi sono sicuramente 
W. japonica var. Daruma e var. Mazuma. Della pianta, si utilizzano sia le foglie che il rizoma: le foglie, previa essiccazione, sono utilizzate in ambito culinario per dare corpo e sapore a molte pietanze, quali insalate, pane e formaggi. La radice è invece ampliamente utilizzata per preparare salse piccantissime e particolarmente appetitose. Più che di salsa, si dovrebbe parlare di pasta, data la sua consistenza esclusiva e densa.

Coltivazione ed importazione

Il wasabi richiede alcune condizioni ideali di acqua e di luce: quello di qualità superiore viene coltivato su alberi ombreggiati, talvolta su appositi “terreni di ghiaia”, coperti da un velo di acqua sgorgante dai torrenti di montagna. [tratto da /www.hort.purdue.edu/]
Come intuibile, la coltivazione del wasabi è piuttosto complessa: soprattutto in Giappone, dove la richiesta è molto consistente, si trovano pochissimi luoghi adatti alla coltivazione del wasabi su larga scala. Per ovviare a questo problema, in Giappone sono state costruite alcune strutture artificiali appositamente progettate per la crescita di questa pianta. Inoltre, si registrano consistenti importazioni di wasabi in territorio giapponese dalla Cina.

Salsa wasabi

La radice del wasabi è sfruttata per la preparazione di salse da utilizzare come condimento per carni e soprattutto per accompagnare il pesce crudo, tipica raffinatezza nipponica. La salsa ottenuta vanta proprietà antisettiche ed è ricchissima di vitamina C, potente antiossidante naturale per eccellenza: ecco perché il suo utilizzo è consigliato come accompagnamento di pesci crudi, sushi, soba, tempura e sashimi.
La salsa wasabi presenta una colorazione verdastra ed il sapore è molto simile al daikon, ma esageratamente più piccante.
Questa salsa è conosciuta anche come “namida”, vale a dire 
lacrima: infatti, quando assunta in quantità abbondanti, la piccantezza estrema del wasabi sembra indurre la lacrimazione.
In commercio, la salsa wasabi si trova sottoforma di polvere (sapore meno pungente) o di pasta.
Wasabi

Proprietà nutrizionali

Il wasabi presenta un potere calorico pari a 109 kcal; il suo contenuto in carboidrati si aggira intorno i 23.5 g/100g di prodotto e conta poche proteine (4,8g/100 g di salsa) e pochissimi grassi (solo 0,63 g/100 g di wasabi).
La salsa wasabi contiene isotiocianati, molecole responsabili del particolare aroma del wasabi: 6-metiltioesil isotiocianato, 7-metiltioeptil isotiocianato e  8-metiltiottil isotiocianato. [tratto da http://it.wikipedia.org/]


AMASAKE


L'amazake (甘酒) o amasake è un dolcificante conosciuto da molto tempo in oriente e prodotto dalla fermentazione enzimatica del riso o più raramente di altri cereali. Il fermento utilizzato allo scopo è il koji, lo stesso che si usa per produrre il miso di riso o il sakè. Il chicco di riso viene pre-digerito completamente dai saccaromiceti e scisso in zuccheri più semplici, producendo il più modulato e meno invasivo tra i dolcificanti. Contiene infatti meno del 40% di maltosio. Il miglior amazake è quello prodotto con riso dolce.
In occidente lo si consuma prevalentemente come dessert o come ingrediente nella preparazione di budini o di gelati. In Giappone, dove è ben diffuso, viene principalmente utilizzato diluito in acqua e bevuto caldo nella stagione invernale.

venerdì 24 maggio 2013

In Calabria tornano le tartarughe marine!



Il paradiso della tartarughe marine in Italia? Si trova in Calabria e precisamente in un lembo di costa incontaminata del litorale ionico reggino dove, evidentemente, l’abusivismo edilizio, la criminalità organizzata e l’inquinamento ambientale – di cui tanto si è parlato nel chiacchierato (e contestato) rapporto di Legambiente e Goletta Verde -  non scoraggiano le femmine di tartaruga Caretta-Caretta che hanno scelto le spiagge calabresi come luogo ideale per nidificare.
Una specie, la Caretta, tra le più vulnerabili del Mediterraneo e a forte rischio estinzione, che per deporre le proprie uova affronta viaggi estenuanti e pericoli di ogni sorta, legati soprattutto all’inquinamento, al ‘traffico’ del mare e alla crudeltà degli essere umani.
Eppure, contro ogni pronostico, questa piccola abitante del Mediterraneo è una visitatrice abituale del basso Ionio calabrese che adesso è al centro di un interessante progetto di salvaguardia promosso dall’Università della Calabria per monitorare e tutelare la specie e rilanciare l’immagine della regione con politiche locali mirate.
I responsabili del progetto ‘Tarta-Care’ sono i primi ad essere sbalorditi dalla scoperta: dai dati rilevati dal 2000 ad oggi, si è stabilito che il 70% dei nidi registrati in Italia si trova proprio qui, in questo angolo di costa della provincia di Reggio Calabria lungo appena 30 km ma così prezioso da essere considerato oggi l’area di nidificazione della tartaruga marina più importante d’Italia.
E così, l’immagine rassicurante e tenera della Caretta è diventata il volto nuovo di una Calabria che si riscopre custode di un tesoro naturalistico di straordinaria importanza dove ogni anno si compie un piccolo, grande miracolo essenziale per la conservazione della biodiversità e per l’equilibrio dell’habitat marino.
La sfida è dunque iniziata: ai calabresi il compito di dimostrarsi all’altezza dell’impegno.